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Devis Bonanni - Fondatore dell'eco villaggio Pecora nera

ultima modifica 09-04-2015

 

Puoi raccontarci com’è nata l’idea del progetto Pecora Nera? Qual è la filosofia alla base del tuo progetto?

 

Pecora Nera nasce dalla necessità di coltivare la terra nel senso più ampio del termine, non solo crescere raccolti per tendere a una seppur parziale autosufficienza alimentare, ma sviluppare uno stile di vita semplice e leggero, compatibile con il nostro corpo e ciò che lo circonda. Questo coltivare trova il suo senso anche fuori dal campo vero e proprio, nella valorizzazione del bosco come riserva di legna da riscaldamento e da opera, nella riduzione del volume di rifiuti prodotto, nel movimento lento e sostenibile della bicicletta e dei mezzi pubblici e in mille altre sfaccettature del vivere quotidiano.

 

Che cosa ti ha portato a seguire la strada professionale che hai intrapreso? Da chi sei stato incoraggiato?

Non ho intrapreso alcuna strada professionale, coltivare la Terra (con la T maiuscola) non è una professione ma una naturale condizione dell'essere umano come alimentarsi, vestirsi, ripararsi dalle intemperie. Produrre il proprio cibo è un’attività di cui dovremmo prenderci cura in prima persona o, se non è possibile, demandarla a persone che conosciamo e di cui abbiamo totale fiducia. Quanta fiducia riponiamo nel medico che ci cura? Altrettanta dovremmo averne per chi cresce quel che ci mettiamo in bocca, spesso invece non sappiamo neppure da dove proviene l'alimento che è sulla nostra tavola! Il contadino deve essere dentro la società non relegato ai suoi margini, abbandonato in campagne deserte in balia degli umori del mercato. Ero un tecnico informatico, un impiegato, non ho lasciato quel lavoro per diventare un impiegato dell'agricoltura ma per essere contadino. I soldi che mi servono per vivere, quei pochi, me li procuro con altre attività che non necessariamente sono legate al settore primario.

 

Il sito internet del progetto è anche un diario delle vostre attività. La scrittura è un’altra tua passione?

Ho iniziato a scrivere per cercare di colmare una distanza che avvertivo nei confronti della direzione generale delle cose, per cercare il conforto di qualcuno che condividesse la mia stessa urgenza, per capire e farmi capire. Poi la scrittura è diventata una passione che non deve essere però fine a se stessa, quando sentirò di non avere altro da dire, smetterò di scrivere.

 

I tuoi sogni per il futuro?

 

Vedere persone che, non per sopraggiunti limiti ambientali ma per coscienza, capiscano che la condizione umana trae giovamento da una vicinanza ai ritmi ancestrali della nostra specie. Vedere persone che mi raggiungano e mi superino, su un percorso simile al mio, per andare a realizzare quello di cui io non sono stato capace.