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Daniele Macuglia - Un Fisico friulano a Chicago

ultima modifica 09-04-2015

A colloquio con Daniele Macuglia, dal Malignani di Udine all’Università di Chicago.


D:  Ti puoi presentare? Dove sei nato? Qual è stato in sintesi il tuo percorso di studi? Dove abiti ora e cosa fai?
 
R:  Sono nato a Tolmezzo nel 1984. Sono stato alunno del Liceo Scientifico Tecnologico del Malignani. Mi sono laureato con lode in Fisica all’Università degli Studi di Pavia (specializzazione Fisica Atomica) e sono stato allievo dell’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia dove mi sono occupato della genesi dell'equazione di Schrödinger. Ho ottenuto un posto di ricerca presso il Dipartimento di Biologia Molecolare ed il Dipartimento di Storia e Filosofia della Scienza all’Università di Chicago, dove insegno Fisica agli studenti del ‘bachelor of science’ e dove lavoro sui punti di contatto tra Fisica e Biologia dal punto di vista scientifico, storico e filosofico. 

 

D:   Che cosa ti ha portato a seguire la strada professionale che hai intrapreso? Ci sono state difficoltà? Da chi sei stato incoraggiato?
 
R:  Alcune formulazioni di Fisica Teoria del Novecento, se opportunamente applicate a problemi biologici, forniscono interessanti descrizioni di come un processo vitale possa originarsi ed evolversi e di quali siano gli strumenti più adatti per descrivere la complessità dei processi biologici che regolano la nostra esistenza. Il forte interesse per questa tematica mi ha portato a seguire la strada della ricerca accademica. Durante i miei studi in Fisica all’Università di Pavia, sono entrato in contatto con docenti di importanti università americane ed inglesi e, nel febbraio 2009, sono stato chiamato all’Università di Chicago. La mia famiglia è stata - e continua ad essere - un punto di riferimento fondamentale che ha saputo incoraggiarmi e stimolarmi ad andare avanti. Essenziale è stata anche la collaborazione con i docenti di Storia della Scienza all’Università di Pavia e con tutti i miei insegnanti all’Istituto Malignani di Udine, Corpo Docente di altissimo livello con cui ho sempre interagito, che mi ha aiutato a crescere e che ha saputo motivarmi e seguirmi con attenzione in tutte le discipline. Un grazie particolare alla Prof.ssa Eliana Ginevra, a cui devo tantissimo, guida essenziale in ogni fase del mio percorso liceale ed universitario.


 
D:  Dalla fisica, alla poesia, alla letteratura. I tuoi interessi spaziano a 360°, che cosa significa per te conoscere, approfondire? Esiste una relazione tra la scienza e lo stupirsi dell’inaspettato, dell’imprevedibile? 
 
R:  Non esiste sempre e necessariamente un riferimento privilegiato, uno “standpoint” unico ed immodificabile: ogni problema può essere indagato da punti di vista differenti e diventa essenziale saper collegare in modo originale e creativo tutte le informazioni di cui si può disporre. Una questione puramente scientifica può essere indagata anche da prospettive letterarie, artistiche e filosofiche ed arricchire di informazioni essenziali l’oggetto della nostra ricerca.

 

D:  Un italiano in America. Com’è stato l’impatto con questa nuova realtà? Gli americani come “guardano” i giovani italiani “trapiantati” in America per lavorare, studiare?
 
R:  L'Università di Chicago, che a tutt’oggi è considerata uno dei massimi centri mondiali di studio e di ricerca, ha generato 83 premi Nobel e rientra tra i primi dieci atenei migliori del mondo. Enrico Fermi e Barack Obama hanno insegnato qua. L’essere ‘trapiantato’ in un ambiente di questo tipo ha costituito per me un incentivo di forte impatto, nonché uno stimolo a dare il massimo per rappresentare al meglio la mia Nazione. Qualcosa di molto simile credo sia successa anche a molti altri Italiani che sono emigrati in America per studiare o lavorare: questo è il motivo per cui “l’italiano in America” è generalmente una figura molto stimata, che sa imporsi in modo competitivo, aprendo le giuste strade e mettendo a frutto la professionalità e la competenza che, molto spesso, caratterizzano la sua formazione.

 

D: Il tuo sogno nel cassetto?
 
R:  Il progetto che sto conducendo all’Università di Chicago mi ha portato a collaborare con importanti studiosi di differenti discipline, dalla Storia e Filosofia della Scienza, alla Fisica e Biologia. Il Prof. Leo Kadanoff, ad esempio, mio referente al Dipartimento di Fisica, è uno dei i più grandi scienziati viventi, è l’attuale Presidente dalla Società Americana di Fisica e ha dato contributi fondamentali alla Teoria del Caos, alla Fisica Statistica e alla Fisica Teorica della Materia Condensata. La nostra collaborazione è rivolta allo studio dell’interfaccia Fisica-Biologia e al collegamento di specifiche teorie di Fisica Teorica del Novecento a problemi biologici. Il mio sogno è quello di poter apprendere da questi studiosi il massimo possibile e di saper fare tesoro dei loro insegnamenti.

 

D:  Che consiglio daresti ai giovani per arrivare ad alti livelli professionali?
 
R:  Il consiglio più schietto è quello di seguire sempre e comunque le proprie inclinazioni, senza paura di aprirsi nuove possibilità e senza lasciarsi influenzare negativamente dalle circostanze. Bisogna saper credere nelle proprie possibilità, perseverare, e cercare di percorrere strade nuove, pur sempre con umiltà e determinazione.

 

D:  Il tuo motto? 
 
R: “A me nella vita è riuscito tutto facile. Le difficoltà me le sono scrollate di dosso come acqua sulle ali di un’anatra”. Rita Levi Montalcini.